Oltre l’obiettivo
Una domenica tranquilla, Villa Adriana come set e Nemi davanti alla macchina fotografica. Con uno sguardo che l’obiettivo non si limitava a guardarlo: lo attraversava.

Non c’era niente da festeggiare, nessun progetto da chiudere. Era una domenica di inizio marzo, con il cielo bianco e basso e l’aria ancora fresca. Una di quelle giornate in cui non succede nulla, e proprio per questo c’è tempo per tutto.
Villa Adriana è a pochi minuti da casa. Ci eravamo passati decine di volte. Quel pomeriggio abbiamo preso lo zaino, il cappello e la macchina fotografica e ci siamo andati senza un piano: camminare, e fermarci dove il posto ce lo chiedeva.
Un imperatore l’ha costruita. Noi l’abbiamo presa in prestito.
Adriano l’aveva voluta come un riassunto del mondo che conosceva: le terme, i portici, le vasche lunghe che riflettono il cielo, le statue che guardano l’acqua da secoli. Per noi, quel giorno, è diventata un set.
Non un fondale da riempire, però. Le rovine non chiedono di essere spiegate: stanno lì, con i mattoni a vista e le nicchie vuote, e lasciano tutto lo spazio a chi ci cammina in mezzo. Per questo abbiamo scelto il ritratto ambientato: il luogo racconta dov’era Nemi, il suo viso racconta il resto.
Uno sguardo che bucava l’obiettivo
Ci sono ritratti in cui la persona guarda la macchina fotografica. E ce ne sono altri in cui guarda attraverso, e arriva dritta a chi c’è dall’altra parte. Quel giorno Nemi aveva il secondo tipo di sguardo: profondo, fermo, di chi non ha bisogno di mettersi in posa per esserci tutta.
Nel bianco e nero si vede ancora meglio. Tolto il colore restano gli occhi, i ricci, la linea del cappello. E quella cosa difficile da nominare per cui un ritratto non lo guardi soltanto: è lui a guardare te.
Non le ho mai chiesto di guardare in macchina. È successo da sé, e ogni volta mi ha trovato impreparato.
La gioia, senza chiedere permesso
Poi, lungo il Canopo, il cappello è diventato un gioco. Nemi ha cominciato a corrermi incontro, a ridere, a girare su se stessa con la falda in mano. Io facevo fatica a starle dietro con la messa a fuoco, e non mi importava per niente.
In quel sorriso c’era tutta la giornata: la leggerezza di non avere un programma, la gioia semplice di essere lì, insieme. Ma sotto c’era anche altro, la stessa profondità dello sguardo di pochi minuti prima. È questo che amo di queste fotografie: non scelgono fra le due cose. Le tengono insieme.
Una passeggiata, un cappello, un pomeriggio di marzo
Siamo usciti che la luce cominciava a calare, passando sotto il grande albero che sta lungo il viale. Le ultime fotografie sono tutte di spalle: lei che cammina, la chioma enorme sopra di lei, il sentiero che si apre.
Non era successo niente di speciale. Eppure, rivedendo le immagini, c’è tutto: lo sguardo, il sorriso, e una storia che non ha bisogno di essere raccontata a parole.
Altre storie
Anche il vostro sguardo
merita di restare.
Non serve un’occasione speciale, e non serve sentirsi fotogenici. Basta un pomeriggio qualunque, un posto che vi somiglia e qualcuno che vi guardi con calma, senza fretta e senza giudizio. La gioia e la profondità che avete dentro ci sono già: noi aspettiamo soltanto che affiorino. E le fermiamo nel tempo.
- Per chi nelle foto di famiglia si nasconde sempre dietro qualcuno.
- Per chi non si piace quasi mai, e vorrebbe provarci almeno una volta.
- Per chi sta attraversando un cambiamento, e vuole ricordarsi com’era.
- Per chi vuole regalare a qualcuno il modo in cui lo vede.
- Per chi, semplicemente, ha voglia di una bella giornata.
C’è posto per tutti. Anche per voi.
Rispondiamo entro ventiquattro ore. Prima ci conosciamo, con calma: poi decidete voi.

