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Giulia, con calma

Trenta minuti di parole prima del primo scatto. Poi tutto è venuto da sé.

RomaMarzo 2026Ritratto personale
Giulia seduta accanto a una grande finestra, ritratta nella luce del mattino

«Vi avverto: io in foto vengo malissimo». È la prima cosa che ci ha detto Giulia, al telefono. È anche la frase che sentiamo più spesso, e quasi sempre significa un’altra cosa: non mi piace essere guardata.

Aveva appena cambiato lavoro dopo dodici anni. Voleva delle fotografie decenti per il profilo professionale, ha detto. Poi, mentre parlavamo, è venuto fuori il resto: che era anche un modo per segnare un passaggio.

Prima di scattare, abbiamo parlato

Il giorno del ritratto siamo arrivati mezz’ora prima. Abbiamo fatto il caffè, abbiamo sistemato la luce, e per trenta minuti non abbiamo toccato la macchina fotografica.

Giulia ha raccontato del nuovo lavoro, di sua madre, del fatto che da ragazzina si nascondeva dietro il fratello in tutte le foto di famiglia. Ridendo, ha smesso di tenere le spalle alte.

Il primo scatto buono arriva sempre dopo la prima risata vera. Non c’è tecnica che possa anticiparlo.

Quello che ha scelto

Quando abbiamo consegnato la galleria, Giulia ha scelto per il profilo professionale l’immagine che ci aspettavamo meno: quella in cui guarda fuori dalla finestra e non sorride affatto.

Ci ha scritto: «È l’unica in cui mi vedo pensare». Non avremmo saputo dirlo meglio.

Non mi piaceva farmi fotografare. Ho ricevuto immagini in cui finalmente mi riconosco. Giulia
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in fotografia?

Lo dicono tutti. Poi, quasi sempre, cambiano idea.