Colazione alle nove e venti
Briciole sul tavolo, luce dalla finestra, due bambini che non stanno mai fermi.
Silvia ci aveva avvisati: «la casa è un disastro, i bambini sono due terremoti, non so se è una buona idea». Le abbiamo risposto che era esattamente per questo che sarebbe venuta bene.
Siamo arrivati alle nove, un sabato di febbraio. La luce entrava da una finestra grande sopra il lavandino, di quelle che rendono bello anche un tavolo pieno di briciole.
Nessuno ha riordinato niente
L’unica regola che abbiamo chiesto di rispettare è stata: fate quello che fareste comunque. Marco ha continuato a fare il caffè, Silvia ha spalmato la marmellata su quattro fette di pane, e i bambini hanno fatto quello che fanno i bambini alle nove e venti di sabato.
Non abbiamo mai chiesto a nessuno di guardare in camera. Le uniche due fotografie in cui lo fanno sono venute da sole, perché Elena si è girata a chiedere: «ma voi non fate colazione?».
Le case in ordine raccontano poco. Quelle vissute raccontano tutto, e lo fanno anche quando nessuno parla.
Il suono di quel giorno · casa Bernardi, 9:20
Trenta secondi registrati col telefono appoggiato sul frigorifero. Non c’è niente da vedere e infatti non si vede nulla: si sentono solo le stoviglie, la radio bassa e due bambini che discutono su chi ha preso l’ultimo biscotto.
Quello che è rimasto appeso
Delle novantadue immagini consegnate, i Bernardi ne hanno stampate sette. Sono appese in corridoio, in fila, senza cornici coordinate.
La più grande è quella del tavolo vuoto, fotografato alle undici, quando erano usciti tutti in giardino: quattro tazze, le briciole, la luce. È la fotografia in cui non c’è nessuno, ed è quella in cui ci sono tutti.
Hanno fotografato la nostra domenica senza chiederci di essere ordinati. Le stampe sono appese in corridoio. Famiglia Bernardi
Altre storie
Anche casa vostra
è pronta così com’è
Non serve riordinare. Serve solo una mattina, e la vostra normalità.