La prova di questa settimana
Attivate JavaScript per vedere quale prova è uscita: viene scelta dal numero della settimana, e cambia da sola ogni lunedì. Intanto, più in basso, trovate il mazzo completo.
Rispondiamo entro ventiquattro ore. Se serve, fissiamo una chiamata.
Ogni settimana il sito estrae una prova dal mazzo. Noi due la facciamo entrambi, senza accordarci, e pubblichiamo i due risultati uno accanto all’altro. Non è un corso e non insegna niente in modo ordinato: serve a non smettere di guardare.
Attivate JavaScript per vedere quale prova è uscita: viene scelta dal numero della settimana, e cambia da sola ogni lunedì. Intanto, più in basso, trovate il mazzo completo.
Non la scegliamo noi: la estrae il sito dal mazzo, in base al numero della settimana. Nessuno può barare, nemmeno noi.
Separatamente, senza dirci niente prima. È l’unico modo perché il confronto abbia senso.
Una fotografia a testa, non due. Se la settimana è andata male, si consegna lo stesso quello che c’è.
Si pubblica quello che è uscito dalla macchina, con al massimo una correzione di luce. Le prove non si aggiustano dopo.
Sotto ogni fotografia, due righe su cosa cercavamo e cosa non ha funzionato. Quelle contano quanto l’immagine.
Il mazzo è lo stesso da cui esce la prova settimanale. Girate una carta, prendete la macchina fotografica — o anche solo il telefono — e uscite. Vale tutto.
Premete il pulsante: esce una prova a caso fra le trenta del mazzo. Potete girarne quante ne volete, ma la prima è quasi sempre quella giusta.
Qui restano tutte le prove già consegnate, con le due fotografie una accanto all’altra e quello che ci siamo detti dopo. Comprese quelle andate male: soprattutto quelle.
Abbiamo cominciato questa settimana. La prima coppia di fotografie compare qui domenica sera. Se volete accorgervene, seguiteci su Instagram: lo diciamo lì.
Una macchina fotografica può fare quasi tutto, ed è esattamente questo il problema: davanti a infinite possibilità si finisce per rifare sempre le stesse tre cose. Un vincolo chiude novantanove strade e obbliga a percorrere la centesima, quella che non avreste mai scelto.
Non è un’idea nostra. I fotografi lo fanno da sempre, quasi tutti in privato: un obiettivo solo per un mese, una pellicola sola per un viaggio, un’ora sola al giorno. Noi abbiamo solo deciso di farlo alla luce del sole e di pubblicare anche i risultati brutti, che di solito è la parte che nessuno mostra.
Luce. Prove che tolgono la luce comoda: il controluce, il buio, i riflessi, la pioggia. Sono quelle che insegnano di più, perché costringono a cercare invece di accettare quello che c’è.
Tempo. Vincoli sull’ora del giorno o sulla durata: dieci minuti, venti minuti su un soggetto solo, mai sotto il mezzo secondo. La fretta e l’attesa producono immagini molto diverse fra loro.
Distanza. Quanto si può stare vicini o lontani. Un metro di differenza cambia il rapporto con la persona che avete davanti più di qualsiasi obiettivo.
Colore. Un colore solo, chiaro su chiaro, il colore che evitate sempre. Servono a scoprire che le antipatie visive sono abitudini travestite da gusto.
Persone. Le più difficili, perché richiedono di chiedere. Fotografare uno sconosciuto o raccontare qualcuno senza mostrarne il viso non sono problemi tecnici.
Vincolo. Regole pure e un po’ crudeli: una fotografia sola, niente mirino, niente orizzonte, solo quello che di solito tagliereste fuori.
Grazie per aver giocato. Se la scegliamo per la domenica vi scriviamo prima di pubblicarla: non mettiamo mai online niente senza chiedere.
Una prova non serve a fare una bella fotografia. Serve a scoprire che cosa fate quando non potete fare come al solito. Nemi e Lele
Le prove servono a questo: arrivare al vostro servizio con l’occhio sveglio invece che con il pilota automatico.