Girasole
Ogni primavera, a due passi da casa, gli agricoltori della zona seminano un campo di girasoli. Una sera di luglio, fra quei filari, il sole più bello non era in cielo.

C’è un prato, vicino a dove abitiamo, che per undici mesi l’anno non guarda nessuno. Ad aprile gli agricoltori della zona lo seminano a girasoli. Non per le fotografie: per l’olio. È il loro lavoro, fatto di terra, di attesa e di cielo guardato ogni mattina per capire se pioverà.
Poi, verso la fine di giugno, succede una cosa che non smette di sorprendermi. In pochi giorni il campo si accende. Migliaia di teste gialle, tutte alla stessa altezza, tutte girate dalla stessa parte, come una folla che aspetta qualcuno. Dura due, tre settimane. Poi i petali cadono, le teste si piegano sotto il peso dei semi, e il campo torna a essere soltanto un campo.
Quell’estate ho pensato che non potevo lasciarlo sfiorire un’altra volta senza portarci lei.
I girasoli guardano il sole. Io guardo Nemi.
Da giovani, i girasoli seguono il sole per tutto il giorno: verso est la mattina, verso ovest la sera, e durante la notte tornano indietro ad aspettarlo. Quando fioriscono smettono di inseguirlo. Si fermano, rivolti verso il punto da cui arriva la luce.
Con Nemi mi succede la stessa cosa. È il mio sole, e lo scrivo senza pudore: il punto verso cui mi giro senza accorgermene. Quando entra in una stanza, quando ride, quando pensa a qualcosa e non me lo dice ancora.
E più la guardavo nel mirino, più mi sembrava che somigliasse a loro. Il collo alto, lo sguardo sempre un po’ più in su, quella maniera tutta sua di stare ferma ed essere viva nello stesso momento.
Le treccine, cioè l’estate
Quell’estate Nemi aveva le treccine. Lunghe, scure, con qualche riflesso rame che al tramonto si accendeva come il bordo dei petali. Sono il modo in cui certe persone dicono che la stagione è cominciata davvero.
Le treccine raccontano l’estate meglio di qualunque didascalia. Sanno di sale e di finestrini abbassati, di giornate che non finiscono, di capelli che per settimane non chiedono niente. Nel campo si muovevano con il vento insieme alle foglie. Dopo il primo scatto ho smesso di sistemarle: erano già giuste così.
La luce che passa attraverso i petali
Siamo entrati nel campo quando il sole era ancora due dita sopra gli alberi, e ne siamo usciti che era quasi buio. Un’ora, non di più. È il tempo in cui la luce si abbassa, diventa calda, e invece di cadere dall’alto comincia ad attraversare le cose: i petali, le foglie, i capelli.
In quell’ora il giallo dei girasoli non è mai lo stesso. Prima è limone, poi miele, poi rame. Le fotografie qui sotto sono in ordine, e si vede.
Libera di essere se stessa
Non le ho chiesto quasi niente. Nessuna posa da copiare, nessun «alza il mento», nessun «sorridi». Le ho detto soltanto: cammina, fermati quando ti va, guarda dove vuoi.
Il campo ha fatto il resto. In mezzo a migliaia di fiori alti quanto te, nessuno ti guarda, e piano piano smetti di sentirti guardata. Dopo dieci minuti Nemi aveva dimenticato la macchina fotografica. Rideva, apriva le braccia, chiudeva gli occhi verso il sole. Faceva quello che fanno i girasoli: stava dritta, e si girava verso la luce.
È la cosa che cerchiamo in ogni ritratto, e che lì dentro succede quasi da sola.
Non ho fotografato una ragazza in un campo di fiori. Ho fotografato Nemi nel posto in cui è più se stessa. Lele
Dalla semina all’olio, passando per voi
- Aprile
La semina
Gli agricoltori della zona preparano la terra e seminano. Da qui in poi, si guarda il cielo.
- Maggio — giugno
Seguono il sole
Le piante crescono in fretta e ogni giorno girano la testa da est a ovest.
- Fine giugno — luglio
La fioritura
Due, tre settimane di giallo. È il momento dei ritratti: poche sere, all’ora d’oro.
- Fine estate
La raccolta
Le teste si piegano, i semi maturano e diventano olio. Il campo riposa, fino all’anno dopo.
Fiorisce una volta l’anno.
Potete esserci anche voi.
Quando il campo è in fiore apriamo poche serate per i ritratti fra i girasoli. È un campo vicino casa, che conosciamo filare per filare: niente folla, niente biglietti d’ingresso, niente sconosciuti sullo sfondo. Solo voi, i filari e l’ultima ora di luce.
Quando
Di solito fra la fine di giugno e metà luglio. La data esatta la decide il campo: appena si aprono i primi fiori, avvisiamo chi è in lista.
A che ora
Nell’ultima ora prima del tramonto, quando la luce è bassa e calda e attraversa i petali. Potete vederla ora per ora nella pagina la luce del giorno.
Quanto dura
Circa un’ora nel campo, senza fretta. Prima, qualche minuto per conoscerci, camminare e scegliere da quale filare entrare.
Per chi
Per voi da soli, in coppia, con un’amica, con la pancia di otto mesi o con i bambini. Il campo è largo abbastanza per tutti.
Cosa indossare
Colori chiari e naturali: bianco, panna, denim, terra. Un cappello, se vi somiglia. Meglio evitare il giallo acceso: lì dentro sparireste. Scarpe chiuse, la terra fra i filari è morbida.
Un campo vero
È una coltivazione e il lavoro di chi la semina: quei semi diventeranno olio. Per questo camminiamo nei corridoi fra i filari e non si strappa niente: i fiori restano dove sono, per chi viene dopo.
Mettetevi in lista, vi avvisiamo noi.
Le serate sono poche e il campo non aspetta: quando i fiori si aprono, si fotografa in quei giorni e basta. Chi si mette in lista riceve un messaggio appena il campo si accende, e sceglie la sera per primo.
Il prezzo lo costruiamo insieme, come sempre: vi spieghiamo qui come nasce.
Rispondiamo entro ventiquattro ore.

Le domande che ci fanno sempre
Non sono fotogenico. Funziona lo stesso?
Lo dicono quasi tutti, e quasi tutti cambiano idea. Nel campo è ancora più facile: si cammina, si parla, ci si dimentica di essere guardati. Se volete, qui c’è quello che pensiamo di quella frase.
E se la sera scelta piove, o c’è troppo vento?
Si sposta. Il campo resta in fiore per qualche settimana, e scegliamo insieme la prima sera buona. Non vi chiediamo di venire sotto l’acqua.
Posso portare un vestito, un oggetto, un’idea mia?
Sì, anzi: è la parte più bella. Un vestito a cui tenete, il cappello di vostra nonna, il cane, una lettera. Raccontatecelo prima e costruiamo la serata attorno a voi. Per aiutarvi c’è anche la scheda del racconto.
Ci sono insetti?
Ci sono le api, che fra i girasoli lavorano e non badano a noi. Se avete allergie ditecelo, e scegliamo gli angoli più tranquilli del campo.
Dove si trova il campo?
Vicino a casa nostra, facile da raggiungere in macchina. Vi mandiamo la posizione esatta quando fissiamo la sera: ci teniamo a restare un posto tranquillo.
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Il prossimo girasole
potreste essere voi.
Il campo rifiorisce ogni anno, per poche settimane. Scriveteci adesso: al momento giusto vi avvisiamo noi.