Tre giorni sotto il Gran Sasso, senza programma
Ferragosto passato da due giorni, un obiettivo solo e nessuna intenzione precisa.

Doveva essere un fine settimana di riposo. Avevamo deciso di non portare niente, poi Lele ha infilato nello zaino la macchina con il cinquanta «per sicurezza», che è la frase che in casa nostra significa lavoreremo comunque.
Il primo giorno non abbiamo scattato
Siamo saliti fra le colline sotto il Gran Sasso e abbiamo solo camminato. Erba alta e secca, pini neri sparsi come se qualcuno li avesse messi a mano, strade bianche che salgono e spariscono oltre la cresta. La macchina è rimasta nello zaino tutto il giorno.
È stato il giorno più utile dei tre. Quando non hai una commessa, una scaletta o un cliente che aspetta, ti accorgi di quanto sei abituato a guardare per trovare, invece che guardare e basta.
Fotografare senza scopo è l’allenamento più difficile: non c’è niente da consegnare, quindi non c’è niente dietro cui nascondersi.
Dodici minuti, un obiettivo solo
Le fotografie di quel viaggio sono tutte della stessa sera, il 17 agosto. La prima alle 18:01, l’ultima alle 18:13. In mezzo, il tempo di vedere le nuvole arrivare da dietro le montagne e il sole, già di lato, accendere l’erba secca lasciando i pini al buio.
Un solo obiettivo, il cinquanta, quasi sempre tutto aperto. Senza zoom, per cambiare inquadratura bisogna spostarsi: avvicinarsi, allontanarsi, abbassarsi. È per questo che in metà delle fotografie c’è una macchia rosa in primo piano: eravamo accucciati fra i fiori.
Cosa ce ne facciamo
Per ora niente. Stanno in una cartella che si chiama, semplicemente, «Agosto», e ogni tanto la riapriamo.
Però da quel viaggio è cambiato il modo in cui lavoriamo anche sui servizi: scattiamo meno, aspettiamo di più. Dodici minuti di luce buona valgono più di tre ore di luce qualunque. I clienti se ne accorgono, anche se non saprebbero dire perché.
Ci torneremo l’estate prossima, con lo stesso obiettivo e nessun programma. È l’unico tipo di appuntamento che non ci viene mai voglia di spostare. E se volete venirci anche voi, quelle colline adesso sono fra i nostri luoghi.
Dal diario

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