Cosa succede nei primi dieci minuti
Il momento più importante di un servizio è quello in cui non stiamo ancora fotografando.
C’è una domanda che ci fanno spesso i colleghi più giovani: «come fate a ottenere quelle espressioni?». La risposta è deludente e vera insieme: nei primi dieci minuti non scattiamo quasi niente.
Il momento in cui tutti recitano
Quando arriviamo, le persone davanti a noi stanno facendo due cose contemporaneamente: essere sé stesse e controllare di essere sé stesse. È una tensione che si vede subito, nelle spalle e nelle mani.
Se in quel momento iniziamo a fotografare, otteniamo trenta immagini di persone che si guardano da fuori. Tecnicamente corrette, emotivamente vuote.
Le prime fotografie di ogni servizio finiscono quasi sempre nel cestino. È il prezzo da pagare perché le altre esistano.
Cosa facciamo, invece
Parliamo. Chiediamo cose che non c’entrano niente con la fotografia: come si sono conosciuti, chi cucina in casa, qual è il posto in cui tornano sempre. Intanto Lele sistema la luce e guarda la stanza, e io tengo la macchina fotografica in mano ma abbassata.
È un dettaglio che conta: la fotocamera deve essere visibile fin da subito, ma non puntata. Serve a farla diventare un oggetto normale, come una tazza sul tavolo.
Il segnale
Dopo otto, dieci minuti, arriva sempre un segnale. Qualcuno si toglie le scarpe. Qualcuno interrompe l’altro per correggere un dettaglio della storia. Qualcuno ride sul serio, non per cortesia.
Quello è il momento. Da lì in poi si può fotografare tutto, e quasi niente sarà da buttare.
Se siete dall’altra parte
Se state per fare un servizio — con noi o con chiunque altro — c’è una cosa che potete fare per aiutarvi: non preparate niente. Non provate espressioni allo specchio, non decidete prima come mettervi.
Arrivate con mezz’ora di margine e con voglia di parlare. Alla fotografia ci pensiamo noi.